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Immagini e Poesie
Edizione curata da
CS
Viaggi InfinitiSono arrivato fin quiUn po’ stancoLe scarpe sporche di fangoLe mani piene d’amoreChe non vuole andare viaNuovi viaggi verrannoPer conoscere la viaTe lo promettoAmica mia.E sono arrivato fin qui
Con questa faccia
Da naufrago salvato
E questo pigro andare
Da nomade felice
Ti parlerò d’amore
Senza una bugia
Voglio un lieto fine
Qualunque sia.
Mauro Marcellini
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Edizione curata da
CS

La Città VecchiaNei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggiha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggiuna bimba canta la canzone antica della donnacciaquel che ancor non sai tu lo imparerai solo qui fra le mie bracciae se alla sua età le difetterà la competenzapresto affinerà le capacità con l'esperienzadove sono andati i tempi d'una volta per Giunonequando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione?Una gamba qua una gamba là gonfi di vinoquattro pensionati mezzo avvelenati al tavolinoli troverai là col tempo che fa estate e invernoa stratracannare a stramaledir le donne il tempo ed il governoloro cercan là la felicità dentro a un bicchiereper dimenticare d'esser stati presi per il sedereci sarà allegria anche in agonia col vino forteporteran sul viso l'ombra d'un sorriso fra le braccia della morte.Vecchio professore cosa vai cercando in quel portoneforse quella che sola ti può dare una lezionequella che di giorno chiami con disprezzo "Pubblica moglie"quella che di notte stabilisce il prezzo alle sue vogliextu la cercherai tu la invocherai più d'una notteti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisettequando incasserai delapiderai mezza pensionediecimila lire per sentirti dire "Micio bello e bamboccione".Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi moliin quell'aria spessa carica di sale gonfia di odorilì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo stranoquello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nanose tu penserai e giudicherai da buon borgheseli condannerai a cinquemila anni più le spesema se capirai se li cercherai fino in fondose non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.Fabrizio De Andrè
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Edizione curata da
CS
CoseTutto stava nella luce, senza fuori né dentro, né entrata né uscita.
E nulla si vedeva.
All’improvviso si schiuse l’aria:
la montagna, l’orto, il limone e la rosa,
l’entusiasmo della formica
che esplora la mia mano,
la donna che annuncia in cucina il
suo gustoso mezzogiorno,
il vecchio che accorda la propria stanchezza
ai pochi denti e alla debole melodia.
Le ore e le cose sono nella loro pienezza.
Tra poco la loro giornata sarà compiuta.
Di gradino in gradino scaleranno il dirupo
il pendio dell’ombra per poi occultarsi
dietro il manto disteso di tutta la pianura.
Jorge Arbeleche
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